Asia meridionale
Nell'ambito della regione indo-pacifica in senso lato, l'Asia orientale riveste un'importanza geostrategica vitale per l'UE e si trova ad affrontare sfide sostanziali. L'indo-pacifico si sta evolvendo rapidamente e sta diventando la regione di maggiore rilevanza geostrategica, in cui vive oltre il 50 % della popolazione mondiale. La strategia dell'UE per la cooperazione nella regione indo-pacifica è stata adottata nel settembre 2021 per accrescere la presenza dell'UE nella regione, instaurare partenariati e rafforzare l'ordine internazionale basato su regole. L'UE sta adattando i suoi attuali strumenti nell'ambito della propria autonomia strategica in un contesto di crescenti sfide geostrategiche. La bussola strategica dell'UE per la sicurezza e la difesa, ufficialmente approvata dal Consiglio nel marzo 2022, promuove un'architettura di sicurezza regionale aperta e basata su regole, tra cui linee di comunicazione marittime sicure, lo sviluppo di capacità e una maggiore presenza navale nell'indo-pacifico. L'UE sta intensificando le relazioni con i Paesi dell'Asia meridionale in quanto attore economico di spicco e importante donatore di aiuti, anche nell'ambito dello sviluppo. L'Unione europea si adopera per promuovere il rafforzamento delle istituzioni, la democrazia, il buongoverno e i diritti umani, senza trascurare nel contempo gli aspetti della sicurezza, quali ad esempio il conflitto nel Kashmir, l'Afghanistan, la sicurezza marittima e il terrorismo. Il Parlamento sostiene la cooperazione e l'assistenza dell'UE nell'Asia meridionale, apportando un sostegno mirato ai gruppi più vulnerabili della popolazione.
La presente nota sintetica descrive la regione dell'Asia meridionale. Si vedano altresì le note sintetiche sull'Asia orientale (5.6.8) e sul Sud-Est asiatico (5.6.9).
Base giuridica
- Titolo V (azione esterna dell'UE) del trattato sull'Unione europea;
- articoli 206 e 207 (politica commerciale) e 216-219 (accordi internazionali) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Accordi di partenariato e cooperazione (relazioni bilaterali).
Associazione dell'Asia del Sud per la cooperazione regionale
L'UE incoraggia l'integrazione regionale e sostiene l'Associazione dell'Asia del Sud per la cooperazione regionale (AASCR), i cui Paesi membri sono l'Afghanistan, il Bangladesh, il Bhutan, l'India, le Maldive, il Nepal, il Pakistan e lo Sri Lanka. L'UE, la Cina, l'Iran, il Giappone, la Corea del Sud, Maurizio, Myanmar/Birmania e gli Stati Uniti hanno lo status di osservatori. A causa di disaccordi interni, in particolare tra India e Pakistan, il lavoro della AASCR è in una situazione di stallo. L'organizzazione ha compiuto progressi nell'affrontare questioni regionali, tra cui la cooperazione economica e le crisi umanitarie. Permangono tuttavia sfide quali le carenze strutturali e le disparità economiche tra gli Stati membri.
La cooperazione allo sviluppo tra l'UE e i Paesi dell'Asia meridionale comprende l'assistenza finanziaria e tecnica e la cooperazione economica. Tra le priorità figurano la stabilità regionale, la riduzione della povertà, i diritti umani, lo sviluppo sostenibile, il buongoverno e i diritti dei lavoratori. La cooperazione tra l'UE e l'AASCR è intesa a promuovere l'armonizzazione delle norme, ad agevolare gli scambi e a svolgere un'opera di sensibilizzazione circa i vantaggi della cooperazione regionale. Iniziative recenti si sono concentrate sull'attenuazione del cambiamento climatico e sulla trasformazione digitale. Nel 2024 l'UE e la SAARC hanno avviato un programma congiunto per migliorare la connettività regionale e promuovere l'energia da fonti sostenibili.
India
Nel novembre 2004 è stato adottato, nell'ambito del quinto vertice UE-India, il partenariato strategico India-UE, che promuove il dialogo politico e la cooperazione, lo sviluppo delle relazioni economiche, il commercio e gli investimenti, nonché l'intensificazione degli scambi interpersonali.
Dal 2023 l'UE ha consolidato la sua posizione di principale partner commerciale dell'India, con scambi di merci per un valore di 124 miliardi di EUR, pari al 12,2 % degli scambi totali del Paese. In termini di volume degli scambi con l'India, l'UE supera sia gli Stati Uniti (10,8 %) che la Cina (10,5 %). Nel 2023 gli scambi di servizi tra i due partner hanno raggiunto i 50,8 miliardi di EUR, facendo registrare un notevole aumento rispetto ai 30,4 miliardi di EUR del 2020. Nel 2023 l'India è stata il nono partner commerciale dell'UE, rappresentando il 2,2 % degli scambi complessivi di merci dell'Unione.
L'UE è il maggiore investitore diretto estero in India, in un contesto in cui i flussi di investimenti esteri nel Paese sono cresciuti dall'8 % al 18 % nel corso dell'ultimo decennio. In India sono presenti circa 6 000 imprese europee, che forniscono direttamente 1,7 milioni di posti di lavoro e indirettamente 5 milioni di posti di lavoro in un'ampia gamma di settori. L'India beneficia attualmente di dazi preferenziali unilaterali nell'ambito del sistema di preferenze generalizzate (SPG) dell'UE, che vincola le preferenze commerciali unilaterali al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Con l'uscita di diversi settori dall'SPG, nel 2023 il 21 % delle importazioni totali dell'UE dall'India era ammissibile al regime di preferenze. La quota dell'India nel settore manifatturiero e commerciale mondiale con l'UE resta relativamente modesta rispetto alle sue potenzialità. I dazi elevati in India, unitamente alla normativa ambientale dell'UE, come il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, continuano a ostacolare l'ulteriore espansione degli scambi.
Negli ultimi anni l'India è diventata sempre più attiva sulla scena internazionale. Ha un crescente interesse nel migliorare le sue relazioni commerciali con l'UE, che al momento seguono principalmente le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). I settori attualmente interessati dalle relazioni commerciali UE-India sono l'agricoltura, i servizi, il commercio digitale, la tutela dei brevetti, l'ambiente e i diritti dei lavoratori. Nel marzo 2024 l'India ha firmato un accordo commerciale di 100 miliardi di dollari statunitensi (USD) (91 miliardi di EUR) con l'Associazione europea di libero scambio (EFTA), che eliminerà i dazi più restrittivi sui prodotti industriali in cambio di investimenti nell'arco di 15 anni.
Nel 2020 l'India e l'UE hanno concordato una "tabella di marcia per il 2025" quale quadro comune per orientare gli interventi comuni. Nel giugno 2022 le due parti hanno convenuto di proseguire lo sviluppo del loro partenariato strategico riaprendo le trattative sull'accordo di libero scambio (ALS) e avviando i negoziati per un accordo sulla tutela degli investimenti e un accordo sulle indicazioni geografiche.
Al marzo 2025 erano stati completati dieci cicli di negoziati sebbene permangano alcune questioni relative alle misure di sostenibilità, allo sviluppo dell'energia pulita, agli appalti pubblici e ai diritti umani.
Il partenariato UE-India per la connettività è stato avviato nel maggio 2021. Nel giugno 2023 si è tenuta la conferenza India-UE per la connettività intesa a individuare progetti concreti in materia di connettività. Nell'agosto 2023 l'India ha adottato una legge sulla protezione dei dati personali digitali (Digital Personal Data Protection Act).
La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il Primo ministro indiano, Narendra Modi, hanno avviato il Consiglio UE-India per il commercio e la tecnologia (TTC) nel corso della loro riunione dell'aprile 2022. Nel febbraio 2023 l'UE e l'India hanno intensificato i loro rapporti istituendo il TTC. Nel marzo 2024 si è tenuta la conferenza dei leader UE-India, incentrata sul settore automobilistico, sui dispositivi medici e sulla sanità.
Nel febbraio 2025 la Commissione, guidata dalla Presidente von der Leyen, ha effettuato la sua prima visita ufficiale in India per incontrare il Primo ministro Modi e il governo indiano. Nel corso della visita, l'India e l'UE si sono impegnate a portare il loro partenariato a un livello superiore, a proseguire i negoziati sull'ALS, ad approfondire il TTC e a esplorare un partenariato in materia di sicurezza e difesa. L'UE sta inoltre esplorando partenariati in materia di difesa con l'India attraverso la cooperazione strutturata permanente (PESCO) e potenziali negoziati per un accordo sulla sicurezza delle informazioni. Il partenariato India-UE si incentrerà inoltre sulla collaborazione in materia di sicurezza e su progetti infrastrutturali concreti come il corridoio economico India–Medio Oriente–Europa. Tra i settori chiave della cooperazione figurano l'elettronica, i semiconduttori, le telecomunicazioni, l'ingegneria e i prodotti farmaceutici, con particolare attenzione alla sicurezza delle catene di approvvigionamento. Entrambe le parti cooperano anche in materia di intelligenza artificiale, calcolo quantistico, tecnologia spaziale e 6G.
La cooperazione India-UE nei settori della scienza, della tecnologia e dell'innovazione viene intensificata anche nell'ambito di Orizzonte Europa (2021-2027). La politica indiana in materia di istruzione è attualmente intesa a instaurare più partenariati internazionali con le università europee per collaborare ai programmi di Orizzonte Europa.
Dal 19 aprile al 1º giugno 2024 si sono svolte in India le elezioni politiche. Il partito Bharatiya Janata (BJP), guidato dal Primo ministro Modi, ha ottenuto il maggior numero di seggi per la terza volta consecutiva, pur non raggiugendo la maggioranza nella Camera bassa del Parlamento indiano, la Lok Sabha. Dipendono invece dai loro alleati nell'Alleanza democratica nazionale (NDA) per garantirsi i 272 seggi necessari per formare la prossima amministrazione. Nel frattempo, oltre due dozzine di partiti di opposizione, tra cui il partito del Congresso, un tempo in posizione dominante, stanno discutendo i loro prossimi passi dopo essersi alleati e aver costituito l'Alleanza inclusiva nazionale indiana per lo sviluppo (INDIA), che ha superato le aspettative.
Essendo il Paese più popoloso al mondo, l'India sta portando avanti un programma di riforme politiche ed economiche incentrate sull'ammodernamento dell'amministrazione, sul buongoverno, sulla lotta alla corruzione tramite programmi di demonetizzazione e di trasparenza, sulla risoluzione dei problemi sociali, sullo sviluppo dell'economia grazie alle iniziative "Make in India" e "Invest India" nonché sull'imposizione di una tassa nazionale sulle merci e sui servizi. L'India è una potenza nucleare, al pari dei suoi vicini Pakistan e Cina, e deve far fronte a problemi di sicurezza, terrorismo e scontri armati alle frontiere, in particolare con il Pakistan nello Stato autonomo del Jammu e Kashmir e, in misura minore, con la Cina.
Il sistema indiano delle caste è una delle forme più antiche al mondo di organizzazione delle classi sociali, il che solleva preoccupazioni per le continue discriminazioni cui dà luogo. Il Paese è inoltre un mosaico etnico e linguistico caratterizzato da tensioni in numerosi Stati in cui si denunciano violazioni dei diritti umani e dei diritti di donne e minori. Secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), il fenomeno del lavoro minorile permane un grave problema irrisolto in India, nonostante il Primo ministro Modi abbia approvato una serie di misure che vietano ai minori di 14 anni di svolgere lavori pericolosi, con sanzioni severe per i datori di lavoro che violano la legge.
Nel corso della decima legislatura in atto, la Delegazione per le relazioni con l'India del Parlamento europeo è presieduta da Angelika Niebler (PPE, DE).
Nel luglio 2022 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla futura cooperazione UE-India in materia di commercio e investimenti, accogliendo con favore l'impegno ad adoperarsi per la conclusione di un accordo commerciale UE-India ambizioso, basato su valori, equilibrato, globale e reciprocamente vantaggioso. Il Parlamento plaude al TTC.
Nel luglio 2023 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla situazione nello Stato indiano del Manipur, chiedendo l'adozione di tutte le misure necessarie per porre fine alla violenza etnica e religiosa, tutelare tutte le minoranze religiose e prevenire ogni ulteriore escalation.
La commissione per il commercio internazionale del Parlamento si è recata in visita in India nell'aprile 2022, mentre la sottocommissione per la sicurezza e la difesa nel dicembre 2023.
Per quanto riguarda il dialogo interparlamentare, la 15ª riunione interparlamentare UE-India si è svolta nel dicembre 2023 a Nuova Delhi. Le discussioni si sono incentrate sullo stato del partenariato strategico, sugli scambi bilaterali, sul cambiamento climatico, sulle questioni regionali, sulla società civile e sulle preoccupazioni in materia di diritti umani.
Nel gennaio 2024 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulle relazioni UE-India, in cui chiede l'intensificazione e l'approfondimento delle relazioni tra l'Unione europea e l'India in quanto partner strategici, segnatamente in settori chiave quali il cambiamento climatico, la digitalizzazione, la connettività, gli scambi commerciali e gli investimenti, la politica estera, di sicurezza e di difesa, i diritti umani e lo Stato di diritto.
La commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) si è recata in visita in India nel gennaio 2025. Le discussioni hanno riguardato i principali atti legislativi dell'UE inerenti ai servizi digitali, ai mercati digitali, all'intelligenza artificiale, alla sicurezza dei prodotti e alla tutela dei consumatori.
Pakistan
Le relazioni tra l'UE e il Pakistan risalgono al 1962 e si fondano attualmente sull'accordo di cooperazione del 2004. L'Unione europea, in quanto importante donatore di aiuti, anche nell'ambito dello sviluppo, sostiene la promozione della democrazia e del consolidamento delle istituzioni in Pakistan.
Il Pakistan è uno dei principali beneficiari delle preferenze commerciali unilaterali dell'UE nell'ambito del sistema di preferenze generalizzate plus (SPG+), ripristinato nel 2014. Nel quadro di tale processo, la commissione per il commercio internazionale del Parlamento verifica la conformità ai requisiti dell'SPG+. Lo status SPG+ del Pakistan potrebbe essere riveduto in relazione a obblighi quali la garanzia dei diritti umani e della libertà religiosa. Nel giugno 2022 la missione di monitoraggio dell'UE ha valutato l'effettiva attuazione di 27 convenzioni internazionali, un requisito obbligatorio per mantenere lo status SPG+, che è risultato assai vantaggioso per il Pakistan. Da quando il Paese ha aderito al sistema SPG+ nel 2014 l'export delle imprese verso il mercato dell'UE è cresciuto del 65 %. Nel novembre 2023 la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) hanno pubblicato una relazione congiunta che valuta i progressi compiuti da otto Paesi beneficiari del sistema SPG +, tra cui il Pakistan. È in fase di elaborazione un nuovo regolamento SPG, la cui applicazione obbligherà i Paesi beneficiari a richiedere formalmente l'adesione al nuovo regime. Tale processo è seguito da vicino a Islamabad.
Nel 2023 l'UE ha mantenuto la sua posizione di secondo partner commerciale del Pakistan, rappresentando il 15,3 % degli scambi commerciali totali del Paese. Nel 2023 il Pakistan era il 47° partner commerciale dell'UE, rappresentando lo 0,2 % del totale dei suoi scambi di merci.
L'UE è un importante donatore di aiuti allo sviluppo e di aiuti umanitari a favore del Pakistan. Nel quadro del programma indicativo pluriennale 2021-2027, l'UE ha stanziato 265 milioni di EUR in sovvenzioni a favore di partenariati con il Pakistan per il periodo 2021-2024. Il finanziamento sostiene tre settori prioritari: crescita verde inclusiva, capitale umano e governance. L'UE ha inoltre avviato un'iniziativa Team Europa dal titolo "Ricostruire meglio grazie alla creazione di posti di lavoro verdi", intesa a promuovere la crescita verde e a rafforzare la resilienza al cambiamento climatico in Pakistan.
L'UE ha riconosciuto le sfide che il Pakistan deve affrontare nell'ospitare oltre tre milioni di profughi ed è pronta a prendere in considerazione la possibilità di fornire un ulteriore sostegno, anche per il rimpatrio volontario dei profughi in Afghanistan. Inoltre, nel 2023 il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha aiutato più di 180 000 persone vulnerabili colpite da inondazioni in sette distretti della provincia di Sindh, il che è stato possibile grazie al contributo degli aiuti umanitari dell'UE.
La 14ª riunione della commissione mista UE-Pakistan si è tenuta a Islamabad nel novembre 2024 per fare il punto del piano d'impegno strategico e ampliare gli ambiti di cooperazione. L'UE ha riconosciuto gli sforzi del Pakistan nell'assistenza prestata ai profughi afghani, mentre il Pakistan si è detto preoccupato per il Kashmir e si è espresso a favore di un cessate il fuoco a Gaza. L'UE ha ribadito l'impegno a favore degli aiuti umanitari e riaffermato la sua posizione sull'Ucraina.
Nel marzo 2024 l'UE e il Pakistan hanno tenuto il loro 9° dialogo politico a Islamabad, che ha riguardato un'ampia gamma di avvenimenti a livello regionale e mondiale.
Il ruolo geostrategico del Pakistan nell'indo-pacifico è destinato a crescere, soprattutto dopo l'ascesa al potere dei talebani in Afghanistan nell'agosto 2021. Un Pakistan stabile, democratico e prospero è fondamentale per l'UE in quanto importante interlocutore dei talebani e principale destinazione dei profughi afghani. Il Paese sta ridefinendo la propria immagine a livello internazionale.
La politica pakistana è in costante tumulto. L'esercito interviene a tutt'oggi nella politica interna ed estera, con un ampio mandato per le questioni di sicurezza e di antiterrorismo.
Le elezioni parlamentari in Pakistan si sono svolte nel febbraio 2024 nel quadro di rigorose misure di sicurezza. Muhammad Shehbaz Sharif, leader della Lega musulmana pakistana (PML-N), è stato rinominato Primo ministro. Ai candidati del partito di opposizione, Pakistan Tethe ek-e-Insaf (PTI), è stato impedito di candidarsi. La situazione politica è a tutt'oggi assai tesa: Imran Khan, leader incarcerato del PTI, ha dichiarato che la sua condanna è ingiusta e di matrice politica. Sebbene i sostenitori del PTI continuino a protestare, il PML-N di Shehbaz Sharif resta al potere grazie al forte sostegno dell'esercito pakistano.
Nell'aprile 2021 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulle leggi pachistane sulla blasfemia, in cui invitava la Commissione a riesaminare l'ammissibilità del Pakistan al programma SPG+ visto il deterioramento della situazione dei diritti umani. Il Parlamento sta monitorando le misure intraprese dalla Commissione e dal SEAE per affrontare le questioni relative ai diritti umani, tra cui le leggi sulla blasfemia, che prevedono dure condanne, compresa la pena capitale.
La 13ª riunione interparlamentare UE-Pakistan si è svolta nel marzo 2022. Le discussioni si sono incentrate sull'evoluzione politica in Pakistan, sull'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, sugli scambi commerciali, sull'SPG+ e sui diritti umani. La riunione interparlamentare ha ritenuto essenziale che i parlamentari di entrambe le parti valutassero i progressi e offrissero controllo e assistenza parlamentari nelle relazioni bilaterali.
La 14ª riunione interparlamentare UE-Pakistan si è tenuta a Islamabad il 14 aprile 2025.
Afghanistan
L'accordo di cooperazione UE-Afghanistan sul partenariato e sullo sviluppo è stato firmato nel febbraio 2017 e approvato dal Parlamento nel marzo 2019. Le relazioni con l'UE sono state adattate alla situazione bellica e postbellica. Grazie al notevole contributo del Parlamento, l'Afghanistan è stato gradualmente incluso in maniera parziale nella strategia dell'UE per l'Asia centrale.
A partire dal maggio 2021 i talebani hanno rapidamente acquisito il controllo dell'Afghanistan con un'opposizione minima da parte delle forze di sicurezza. Nell'agosto 2021 avevano catturato Kabul, dopo la fuga del presidente Ghani a Dubai. Gli Stati Uniti e la NATO hanno completato il ritiro delle truppe dal territorio del Paese nello stesso mese, concludendo una guerra ventennale ma innescando una crisi umanitaria. Nel settembre 2021 i talebani hanno formato un governo ad interim interamente maschile, non tenendo fede alle promesse di inclusività. Da allora il regime talebano ha commesso gravi violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti di donne, ragazze e gruppi minoritari.
Nel 2024 l'Afghanistan era alle prese con una gravissima crisi umanitaria, con oltre 23,7 milioni di persone bisognose di aiuto. La situazione è stata esacerbata dalle restrizioni imposte dai talebani alle donne, tra cui il divieto di frequentare le università e di lavorare presso organizzazioni non governative (ONG), unitamente a un decreto dell'agosto 2024 che sopprime la voce delle donne in pubblico. Tali politiche, compresi rigidi codici vestimentari per le donne, hanno effetti pericolosi e potenzialmente letali. L'UE ha condannato tali azioni, chiedendo di porre fine agli abusi in atto da parte dei talebani e ribadendo il suo impegno a sostenere le donne e le ragazze afghane. I legami dei talebani con Al-Qaeda e il cosiddetto Stato islamico sono ambigui e il Paese è diviso tra comunità urbane e rurali.
Essendo uno dei Paesi al mondo che dipendono maggiormente dagli aiuti, l'Afghanistan si trova ad affrontare una catastrofe umanitaria in atto, in cui metà della sua popolazione non riesce a soddisfare le necessità di base quali cibo, acqua e medicinali. Con oltre tre milioni di sfollati interni e più di due milioni di rifugiati e richiedenti asilo in Pakistan e Iran, la situazione umanitaria è peggiorata. La decisione dell'amministrazione statunitense di sospendere l'Agenzia per lo sviluppo internazionale (USAID) avrà certamente ricadute sulla già drammatica situazione umanitaria nel Paese.
L'Afghanistan è stato il principale beneficiario dei finanziamenti dell'UE per lo sviluppo in Asia fino all'ascesa al potere dei talebani nell'agosto 2021. Il Paese ha altresì beneficiato del regime commerciale più favorevole dell'UE, il sistema "Tutto tranne le armi" (EBA). L'UE ha stanziato a favore dell'Afghanistan 1,4 miliardi di EUR per il periodo 2014-2020. In occasione della conferenza per l'Afghanistan sulla pace, la prosperità e l'autosufficienza, che si è svolta a Ginevra nel novembre 2020, l'UE si è impegnata a erogare 1,2 miliardi di EUR per il periodo 2021-2025 a favore degli aiuti di urgenza e di lungo periodo. Dall'agosto 2021 l'UE si è impegnata a stanziare fino a 1 miliardo di EUR a sostegno della popolazione afghana, di cui 489 milioni di EUR saranno utilizzati per gli aiuti umanitari e 400 milioni di EUR per le necessità di base e il sostegno ai mezzi di sussistenza. La conferenza delle Nazioni Unite sull'Afghanistan, tenutasi a Ginevra nel settembre 2021, si è impegnata a stanziare 1,2 miliardi di USD, di cui 677 milioni di USD promessi dall'UE e dai suoi Stati membri.
Nel settembre 2021 i ministri degli Affari esteri dell'UE hanno scelto di non riconoscere i talebani, pur convenendo di dialogare con loro sulla base di condizioni quali la lotta al terrorismo, la difesa dei diritti umani e la formazione di un governo inclusivo. Altri fattori chiave erano l'accesso umanitario e la possibilità per le persone di lasciare l'Afghanistan. Nel febbraio 2023 i ministri dell'UE hanno ribadito le loro preoccupazioni in merito all'esclusione delle donne da parte dei talebani e alle violazioni dei diritti umani, riaffermando l'impegno a favore della pace, della stabilità e del sostegno al popolo afghano.
In seguito al ritorno al potere dei talebani, in Afghanistan sono state ripristinate le restrizioni imposte alle donne, tra cui leggi che le obbligano ad avere un tutore maschile per accedere agli spazi pubblici e regolamentazioni sul loro abbigliamento. Mentre alcune università e scuole pubbliche hanno riaperto nel 2022, i talebani son venuti meno all'impegno che si erano assunti di permettere alle ragazze di frequentare la scuola secondaria, con un impatto su 1,1 milioni di studenti. La partecipazione delle donne alla forza lavoro, che nell'ultimo decennio era passata dal 15 % al 22 %, da allora è diminuita a causa delle crescenti restrizioni. I talebani hanno inoltre vietato alle donne di lavorare nelle ONG, hanno chiuso gli istituti di bellezza con la perdita di 60 000 posti di lavoro femminili e hanno vietato alle studentesse di studiare all'estero. Nel luglio 2024 i talebani hanno ufficialmente adottato la legge sulla promozione della virtù e sulla prevenzione del vizio (PVPV), un quadro giuridico che codifica, consolida e aggrava le restrizioni discriminatorie e oppressive dei talebani.
Nel 2023 l'UE ha stanziato 156,5 milioni di EUR in aiuti umanitari per l'Afghanistan. Nel febbraio 2024 la conferenza di Doha delle Nazioni Unite sull'Afghanistan non è riuscita a conseguire i suoi obiettivi principali: delineare una linea di condotta per i rapporti internazionali con l'Afghanistan e facilitare il dialogo tra i talebani e la comunità internazionale su tematiche vitali. Nel febbraio 2024 l'UE ha erogato 20,1 milioni di EUR a favore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite in Afghanistan allo scopo di migliorare la sicurezza alimentare delle famiglie e la resilienza delle comunità.
L'UE è profondamente preoccupata per il ripristino di un Emirato islamico con un radicale sistema giuridico della sharia. La situazione solleva seri interrogativi sul futuro impegno dell'UE con l'Afghanistan, che dipende da come potranno essere tutelati i risultati degli ultimi 20 anni. Occorre prestare particolare attenzione alla potenziale recrudescenza del terrorismo internazionale e alla crescita della migrazione. Dall'autunno 2020 il Parlamento ha ripetutamente condannato le manifestazioni di violenza e, in una risoluzione del giugno 2021 sulla situazione in Afghanistan, ha espresso preoccupazione per le conseguenze del ritiro delle truppe e chiesto l'adozione di una strategia globale per la futura cooperazione dell'UE con l'Afghanistan. Nel luglio 2021, un mese prima della presa del potere da parte dei talebani, la delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l'Afghanistan (D-AF) ha tenuto la sesta riunione interparlamentare UE-Afghanistan con i rappresentanti dell'Assemblea nazionale dell'Afghanistan.
A seguito della presa del potere da parte dei talebani nell'agosto 2021, la delegazione del Parlamento per le relazioni con l'Afghanistan ha manifestato inquietudine per la crisi umanitaria, economica e dei profughi, che richiede la creazione di corridoi umanitari e un approccio strategico per l'intera regione, compresi il Pakistan, l'Iran e l'Asia centrale.
Nel febbraio 2022 il Parlamento ha organizzato una serie di eventi nell'ambito della conferenza ad alto livello "Giornate delle donne afghane". Nel marzo 2022 è stato avviato il Forum delle donne leader afghane mediante un incontro virtuale al quale hanno partecipato quasi 50 donne leader afghane dall'Afghanistan stesso e da altre parti del mondo.
Nell'aprile 2022 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla situazione dei diritti delle donne afghane, in cui condannava la decisione dei talebani di estendere il divieto di scolarizzazione delle ragazze e ne deplorava il persistente desiderio di cancellare le donne dalla vita pubblica.
Nel novembre 2022 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan, che verte sul peggioramento dei diritti delle donne.
Nell'aprile 2023 il Parlamento ha inoltre approvato una risoluzione sul rispetto dei diritti umani in Afghanistan, in cui si sottolinea la persecuzione di genere.
Nell'ottobre 2023 il Parlamento ha approvato un'ulteriore risoluzione sulla situazione dei diritti umani, in particolare la persecuzione degli ex funzionari governativi e degli agenti delle forze di sicurezza nazionali afghane nonché gli attacchi contro le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani. Il Parlamento si è inoltre detto favorevole a che le autorità di fatto siano tenute a rispondere delle loro azioni e alle indagini in corso presso la Corte penale internazionale.
Nel marzo 2024 il Parlamento ha approvato una risoluzione sul contesto repressivo in Afghanistan, tra cui le esecuzioni pubbliche e la violenza contro le donne, in cui chiedeva il pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle donne e delle ragazze.
Nel settembre 2024 il Parlamento ha approvato una risoluzione in cui criticava il peggioramento delle condizioni delle donne in Afghanistan, imputabile all'attuazione della legge PVPV da parte dei talebani. La risoluzione condannava l'imposizione della sharia, l'esclusione delle donne e delle ragazze dalla vita pubblica e le violenze che subiscono, come i matrimoni forzati, le aggressioni sessuali e le punizioni severe.
Bangladesh
I rapporti tra l'UE e il Bangladesh risalgono al 1973. L'accordo di cooperazione dell'aprile 2001 verte sugli scambi commerciali, lo sviluppo economico, i diritti umani, il buongoverno e l'ambiente. In quanto Paese meno sviluppato (PMS), il Bangladesh beneficia del regime "Tutto tranne le armi" (Everything But Arms – EBA), il regime commerciale più favorevole disponibile nel quadro del sistema di preferenze generalizzate (SPG) dell'UE. Il Bangladesh dovrebbe uscire dalla categoria di PMS entro il 2026. Dopo un periodo di transizione il Paese cesserebbe quindi di fruire del regime EBA.
Il piano indicativo pluriennale dell'UE per il Bangladesh per il periodo 2021-2027 è in linea con l'ottavo piano quinquennale del Paese che copre il periodo 2020-2025.
Nell'ottobre 2023, in occasione del Forum Global Gateway, la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, insieme all'ex Prima ministra del Bangladesh, Sheikh Hasina, ha avviato i negoziati per un nuovo accordo di partenariato e di cooperazione (APC). L'UE, la Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Bangladesh hanno firmato accordi del valore di 400 milioni di EUR per progetti di energia da fonti rinnovabili che contribuiranno a una transizione verde sostenibile del settore energetico del Bangladesh e aiuteranno il Paese a conseguire gli obiettivi di attenuazione del cambiamento climatico. Nel 2024 l'UE ha rinviato i negoziati con il Bangladesh sull'APC in ragione delle sue preoccupazioni in merito a talune politiche e questioni relative ai diritti umani nel Paese.
Il Bangladesh è una democrazia parlamentare che vede l'alternanza al potere di due partiti, la Lega Awami (AL) e il Partito nazionalista del Bangladesh (BNP). Il Bangladesh è uno dei pochi Paesi ad aver raggiunto gli obiettivi di sviluppo del Millennio. Ciononostante, le condizioni di lavoro e i diritti dei lavoratori rappresentano a tutt'oggi un grave problema, in particolare nel distretto industriale tessile attorno alla città di Dacca. Il prodotto interno lordo (PIL) del Bangladesh è diminuito dal 2022 a causa della crisi seguita all'invasione russa dell'Ucraina, del rincaro del prezzo delle materie prime e dell'inflazione. Il Paese ha chiesto pertanto assistenza finanziaria al Fondo monetario internazionale (FMI). Sebbene le esportazioni di abbigliamento del Bangladesh si siano moltiplicate nel corso degli ultimi anni, incidenti e incendi all'interno di fabbriche e altri luoghi di lavoro sono fenomeni comuni nel Paese, che nell'ultimo decennio hanno provocato la morte di 1 310 lavoratori e il ferimento di altri 3 883.
A seguito del rifiuto della Prima ministra, Sheikh Hasinas, di accogliere le richieste dell'opposizione (Partito nazionalista del Bangladesh) affinché un governo provvisorio neutro conduca un'indagine per le elezioni del gennaio 2024, il BNP ha boicottato le elezioni. Di conseguenza, nel gennaio 2024 Sheikh Hasina ha ottenuto un ulteriore mandato quinquennale dopo che il suo partito, la Lega Awami, e i suoi alleati avevano ottenuto 225 dei 300 seggi in parlamento.
Nel luglio 2024 la decisione del governo di Sheik Hasina in merito alle quote di posti di lavoro nel settore pubblico ha innescato una rivolta filodemocratica. Il movimento ha acquisito slancio a seguito della sentenza della Corte suprema del giugno 2024, che ha invalidato la decisione del governo, da cui è scaturita la cosiddetta "rivoluzione di luglio" culminata nel massacro di manifestanti, la maggior parte dei quali studenti. Il Primo ministro Hasina è stato costretto a dimettersi e a cercare rifugio in India. È stato formato un governo ad interim sotto la guida del Premio Nobel Muhammad Yunus. La costituzione del Partito nazionale dei cittadini (NCP), il primo partito a guida studentesca in Bangladesh, ha rappresentato un momento cruciale per l'evoluzione politica nel Paese. La scena politica nazionale è dominata da allora da opinioni divergenti sul consolidamento della democrazia in Bangladesh e sull'introduzione di riforme elettorali. I partiti politici tradizionali, come il Partito nazionalista del Bangladesh (BNP), sono favorevoli all'organizzazione di elezioni anticipate, mantenendo la pressione sul governo ad interim di Yunus affinché chieda elezioni politiche entro la fine dell'anno. Del tutto contrario al BNP, il leader dell'NCP, Nahid Islam, si è detto scettico sulla fattibilità dello svolgimento di elezioni nel 2025, in un contesto di richieste di riforme nazionali (anche costituzionali) e di preoccupazioni in tema di sicurezza di fronte ai disordini politici e sociali in atto nel Paese.
Dall'agosto 2017 oltre 800 000 profughi rohingya sono fuggiti dalle persecuzioni in Myanmar/ Birmania cercando rifugio in Bangladesh. L'UE ha monitorato attentamente la crisi dei profughi rohingya, erogando oltre la metà dei fondi raccolti a seguito della conferenza dei donatori delle Nazioni Unite dell'ottobre 2017 e negli anni successivi, per lo più a sostegno dei profughi rohingya nel campo profughi di Cox’s Bazar. Il governo bangladese si sta adoperando per il rimpatrio dei rohingya, sebbene il loro ritorno in Myanmar/Birmania sia a tutt'oggi ostacolato dalle condizioni nel Paese.
Nel novembre 2023, a causa del deterioramento della situazione umanitaria, l'UE ha erogato 10,5 milioni di EUR in aiuti umanitari a favore dei profughi rohingya e delle comunità di accoglienza che vivono in Bangladesh. Nel gennaio 2024, in risposta all'incendio divampato in uno dei campi profughi, l'UE ha erogato 300 000 EUR per l'assistenza alla popolazione colpita. Nel 2025 il Bangladesh ospita ancora oltre 800 000 rohingya. Nel marzo 2025 l'UE ha avviato un progetto da 2 milioni di EUR volto ad assistere circa 8 000 persone colpite dalla rivolta del luglio-agosto 2024 in Bangladesh. Il progetto, interamente finanziato dall'UE e la cui durata è prevista sino all'agosto 2026, è principalmente inteso a migliorare la salute psico-fisica dei sopravvissuti alle violenze, rafforzarne la resilienza economica e promuovere la coesione sociale, sopperendo alle necessità critiche individuate sia dal governo bangladese che dall'UE.
L'ottava riunione interparlamentare UE-Bangladesh si è tenuta nel dicembre 2022 a Bruxelles per discutere degli ultimi sviluppi nelle relazioni, tra cui i diritti umani, gli scambi commerciali e l'attuale situazione geostrategica.
Nel settembre 2023 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Bangladesh, in particolare il caso di Odhikar, una delle principali organizzazioni per i diritti umani che da oltre un decennio subisce vessazioni e criminalizzazione, tra cui la revoca della registrazione come ONG.
Sri Lanka
Le relazioni tra l'UE e lo Sri Lanka risalgono all'accordo di cooperazione del 1975, migliorato nel 1995 da un accordo di cooperazione sul partenariato e sullo sviluppo. Nel maggio 2017 lo Sri Lanka ha ottenuto l'accesso delle sue esportazioni all'UE nell'ambito del sistema di preferenze generalizzate Plus (SPG+), come incentivo per portare avanti le riforme politiche e rispettare le convenzioni internazionali in materia di diritti umani, diritti dei lavoratori, tutela dell'ambiente e buongoverno. Il Parlamento segue da vicino i progressi dello Sri Lanka riguardo all'effettiva osservanza dei criteri del sistema SPG+. Le prospettive per la giustizia di transizione e la riconciliazione nazionale, due condizioni fondamentali per il Parlamento in relazione all'ammissibilità dello Sri Lanka a beneficiare del sistema SPG+, sono state gravemente compromesse. Nell'ultimo decennio l'UE ha destinato allo Sri Lanka 760 milioni di EUR di aiuti allo sviluppo.
L'UE è il secondo partner commerciale dello Sri Lanka dopo la Cina, con il 12,4 % degli scambi commerciali totali del Paese nel 2023. Il gruppo di lavoro UE-Sri Lanka per il commercio e la cooperazione economica si è riunito nel febbraio 2024 per rafforzare ulteriormente i legami commerciali bilaterali, incrementare gli sbocchi di mercato e intensificare gli sviluppi normativi, tra cui il regolamento dell'UE sulla deforestazione.
L'UE e lo Sri Lanka hanno tenuto la 26ª riunione della commissione mista UE-Sri Lanka nel febbraio 2024 a Bruxelles. L'UE ha accolto con favore la partecipazione attiva dello Sri Lanka al terzo forum ministeriale UE-Indo-pacifico, anch'esso tenutosi a Bruxelles nel febbraio 2024. La commissione mista ha discusso del programma indicativo pluriennale per lo Sri Lanka per il periodo 2021-2027. Nell'ambito di tale quadro strategico, l'UE ha stanziato 60 milioni di EUR in sovvenzioni per finanziare il partenariato con lo Sri Lanka per il periodo 2021-2024. Lo Sri Lanka ha aggiornato la Commissione in merito alle misure che ha adottato per sostituire la legge sulla prevenzione del terrorismo con il disegno di legge antiterrorismo al fine di allinearlo alle norme internazionali.
Dal 1983 al 2009 lo Sri Lanka è stato teatro di una guerra civile tra il governo a maggioranza singalese e le Tigri per la liberazione della patria tamil. Gotabaya Rajapaksa ha vinto le elezioni presidenziali nel novembre 2019 e ha nominato suo fratello, l'ex Presidente Mahinda Rajapaksa, nuovo Primo ministro. Nel settembre 2020 è stato presentato il controverso ventesimo progetto di legge modificativa, che rafforza i poteri esecutivi del presidente e riduce quelli del Primo ministro e del parlamento.
Nel 2022 lo Sri Lanka ha attraversato la peggiore crisi economica in assoluto, che ha innescato proteste diffuse riconducibili all'impennata dei prezzi delle materie prime e alla penuria dei generi di prima necessità. I manifestanti, le cui proteste sono iniziate nell'aprile 2022, chiedevano le dimissioni del Presidente Rajapaksa. Nel luglio 2022 i manifestanti hanno preso d'assalto la sua residenza, costringendolo alla fuga. Il Presidente Gotabaya Rajapaksa e il Primo ministro Mahinda Rajapaksa si sono entrambi dimessi: Ranil Wickremesinghe ha assunto la presidenza nel luglio 2022 e ha nominato Primo ministro Dinesh Gunawardena.
La coalizione Potere Popolare Nazionale (NPP), guidata dal Presidente Anura Kumara Dissanayake, ha ottenuto una vittoria storica alle elezioni parlamentari del novembre 2024. Questo risultato senza precedenti ha permesso all'NPP di attuare riforme sostanziali. La sua vittoria era incentrata sulla lotta alla crisi economica del Paese, con promesse di riforme sociali e critiche nei confronti delle misure di austerità sostenute dall'FMI. L'incapacità del presidente uscente, Wickremesinghe, di fronteggiare la crisi del costo della vita, oltre ai suoi legami con la famiglia Rajapaksa, ha contribuito alla sua sconfitta. La scena politica è a tutt'oggi dominata dai tentativi di avviare un processo di riconciliazione e di consegnare alla giustizia gli autori delle violazioni dei diritti umani durante la guerra civile. Nel marzo 2025 il Regno Unito ha imposto sanzioni nei confronti di tre ex comandanti militari dello Sri Lanka e di un ex comandante dei ribelli delle Tigri Tamil.
Nel 2022 lo Sri Lanka è andato in default sul suo debito per la prima in assoluto e si è rivolto all'FMI per sostenere la stabilizzazione economica. L'ex Presidente Rajapaksa è tornato malgrado tutte le accuse di aver provocato la crisi. Una penuria critica di valuta estera è sfociata in gravi carenze di cibo e carburante. Nel 2022 lo Sri Lanka ha ottenuto dall'FMI un prestito preliminare di 2,9 miliardi di USD, subordinato a riforme di bilancio e alla ristrutturazione del debito. Nel 2023 il governo srilankese ha trovato un accordo con i creditori e ha ottenuto dall'FMI un meccanismo di finanziamento ampliato (Extended Fund Facility – EFF), ricevendo 670 milioni di USD nell'ambito di un prestito quadriennale di 3 miliardi di USD. Un ulteriore sostegno finanziario comprendeva 200 milioni di USD provenienti dalla Banca asiatica di sviluppo e 250 milioni di USD dalla Banca mondiale.
Nell'aprile 2024 il governo dello Sri Lanka ha respinto una propostadi ristrutturazione di oltre 12 miliardi di USD avanzata dai suoi creditori internazionali, un fatto che potrebbe potenzialmente ritardare la prossima tranche di aiuti dell'FMI. Nel marzo 2025 l'FMI ha approvato un'ulteriore tranche del valore di 334 milioni di USD nell'ambito del programma da 2,9 miliardi di USD, esprimendo fiducia nelle riforme intraprese dal Paese e nel suo percorso di ripresa. Nel giugno 2021 il Parlamento ha approvato una risoluzione sulla situazione nello Sri Lanka, in particolare gli arresti in virtù della legge sulla prevenzione del terrorismo.
L'undicesima riunione interparlamentare UE-Sri Lanka si è svolta tra il 30 ottobre e il 1° novembre 2023 a Colombo per discutere delle relazioni bilaterali e della situazione economica e finanziaria dello Sri Lanka.
Nepal
Le relazioni tra l'UE e il Nepal risalgono al 1973 e si fondano sull'accordo di cooperazione del 1996. Con quasi un quarto della popolazione che vive con meno di 2 USD al giorno, il Nepal dipende dagli aiuti esterni per il 25 % del suo bilancio. L'UE è uno dei maggiori donatori al mondo di aiuti allo sviluppo del Nepal. Essa ha inoltre ribadito l'importanza che il Paese sfrutti maggiormente le preferenze commerciali concesse nell'ambito del regime "Tutto tranne le armi" (EBA) dell'UE per i Paesi in via di sviluppo. L'UE sostiene attualmente il Nepal nell'ambito del programma indicativo pluriennale 2021-2027, che delinea tre ambiti prioritari di cooperazione: crescita verde inclusiva, sviluppo del capitale umano e buongoverno. Gli ambiti prioritari sono in linea anche con le strategie globali dell'UE, come la strategia per la cooperazione nella regione indo-pacifica, l'iniziativa di ripresa globale e il piano d'azione sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna 2021-2025 (GAP III). L'UE sostiene l'economia e la domanda di lavoro in Nepal, stimolando in tal modo i redditi individuali in un Paese caratterizzato da gravi disuguaglianze tra caste superiori e inferiori nonché le comunità emarginate come i Madhesi.
Il Nepal continua ad avanzare verso l'obiettivo di uscire dallo status di Paese meno sviluppato (PMS), con la transizione prevista per il 2026. Tale cambiamento comporta implicazioni per le relazioni commerciali tra il Nepal e l'UE, in particolare per quanto riguarda i regimi commerciali preferenziali. La quindicesima riunione della commissione mista UE-Nepal si è tenuta nel marzo 2024 a Kathmandu per discutere delle relazioni bilaterali. L'UE ha apprezzato i risultati conseguiti dal Nepal nella sua trasformazione socioeconomica e nell'attuazione del suo piano di sviluppo nazionale 2019-2024. L'UE e il Nepal hanno valutato i recenti sviluppi nella difesa dei processi e delle istituzioni democratici, sottolineando l'importanza della società civile e dei media nel rafforzamento della democrazia e del buongoverno. L'UE si è congratulata con il Nepal per la sua posizione sul cambiamento climatico durante la COP28 e per il suo ambizioso obiettivo di azzerare le emissioni nette entro il 2045.
Al Forum commerciale UE-Nepal 2024, tenutosi a Kathmandu nel maggio 2024, hanno partecipato imprese nepalesi ed europee per esplorare le possibilità di investimento e intensificare i rapporti commerciali, concentrandosi su settori chiave quali l'energia da fonti rinnovabili, l'agricoltura e il turismo.
Nel gennaio 2024 i candidati della coalizione al potere, guidata dal Congresso nepalese, si sono affermati alle elezioni dell'Assemblea nazionale. L'impennata dei prezzi mondiali del petrolio e delle materie prime nel 2022 ha messo a dura prova l'economia nepalese, provocando disordini sociali e sollevando la richiesta di ripristinare la monarchia indù. A causa del sistema elettorale misto del Nepal, ottenere la maggioranza è difficile e spesso sfocia in governi di coalizione e accordi di condivisione del potere.
Cina e India sono in competizione per esercitare la loro influenza nel Paese. Nel dicembre 2024 il Primo ministro nepalese, Pushpa Kamal Dahal, si è recato in visita in Cina per discutere di investimenti e progetti infrastrutturali nell'ambito dell'iniziativa "Nuova via della seta".
La sfida principale per il Paese sarà ora quella di trovare una soluzione pacifica allo stallo politico mediante una riforma della Costituzione, che dovrà essere modificata per tener conto degli interessi dei Dalit e delle minoranze etniche, in particolare i Madhesi nel Terai, e per garantire i diritti dei cittadini nepalesi emigrati all'estero. Sul piano sociale, l'attuazione della nuova legge sulla cittadinanza del giugno 2023 ha permesso a centinaia di migliaia di apolidi nepalesi di ottenere la cittadinanza, affrontando l'annosa questione dell'identità nazionale. Il governo di coalizione guidato dal Primo ministro Dahal, pur avendo dovuto affrontare sfide economiche e scandali di corruzione, ha dimostrato resilienza politica e relativa stabilità. Nel 2023 il Nepal è entrato nella sua prima recessione in sei decenni in un contesto di inflazione elevata, incertezza politica e minore fiducia degli investitori. Ciò ha aggravato l'esodo dei giovani nepalesi e ha suscitato preoccupazioni e malcontento sociale di fronte agli effetti a lungo termine sulla forza lavoro e sull'economia del Paese.
Nel marzo 2025 le manifestazioni filomonarchiche a Kathmandu sono sfociate in scontri che hanno provocato due morti e numerosi feriti. I manifestanti chiedevano il ripristino della monarchia e della statualità indù, riflettendo l'insoddisfazione dell'opinione pubblica nei confronti dell'attuale sistema repubblicano.
Il governo nepalese non ha garantito giustizia di transizione alle vittime della guerra civile, il che si è tradotto nella persistenza di una cultura dell'impunità. La commissione per la verità e la riconciliazione, istituita nel 2014, è stata inefficace nell'affrontare le gravi violazioni dei diritti umani come la tortura e la violenza sessuale. Analogamente, la commissione d'indagine sulle vittime di sparizioni forzate, istituita nello stesso anno per indagare sulle sparizioni di persone durante il conflitto, ha incontrato ostacoli nell'esercizio del suo mandato. Nell'aprile 2020 la Corte suprema ha chiesto di modificare il mandato della Commissione per evitare l'impunità, una raccomandazione sostenuta dalle organizzazioni per i diritti umani. Tuttavia, un progetto di legge proposto nel 2022 non è venuto incontro alle raccomandazioni della Corte e un nuovo progetto di legge, introdotto nel marzo 2023, è stato criticato perché non facilitava il perseguimento dei responsabili. La delegazione del Parlamento per le relazioni con l'Asia meridionale (DSAS) si è recata in visita in Nepal nel settembre 2022 per valutare i rapporti del Paese con l'UE, che è il principale donatore nell'ambito della cooperazione. Poiché il Nepal potrebbe uscire dalla categoria di Paese meno sviluppato entro il 2026, il Parlamento ha accolto con favore il fatto che il Nepal abbia già ratificato la maggior parte delle 27 convenzioni fondamentali necessarie per richiedere l'SPG+.
Bhutan
Isolato dal mondo esterno per secoli, il Bhutan si sta adattando alla globalizzazione e sta rafforzando la propria economia, preservando nel contempo le sue antiche tradizioni. Ha compiuto una transizione pacifica verso una democrazia parlamentare con la Costituzione adottata nel 2008, la quale garantisce la separazione dei poteri nell'ambito di una monarchia costituzionale. L'UE sostiene la piena autonomia del Bhutan dai suoi potenti vicini, India e Cina, e rimane convinta che il Paese dovrebbe essere in grado di stabilire la propria politica estera e di sicurezza, riconoscendo le attuali preoccupazioni per la perdita di sovranità causata dalla posizione geografica del Paese.
L'UE ha una forte presenza nel Paese dal 1982 e si adopera per ridurre la povertà, promuovere la democratizzazione e il buongoverno e sostenere l'agricoltura sostenibile e le risorse naturali rinnovabili. Nel maggio 2018 è stato avviato un nuovo progetto UE-Bhutan di sostegno al commercio, al fine di migliorare l'apporto di valore aggiunto, i legami commerciali e il quadro normativo per il commercio e gli investimenti.
L'UE sostiene i piani di sviluppo del Bhutan e concede al Paese un più ampio accesso preferenziale ai mercati dell'UE nell'ambito del sistema di preferenze generalizzate plus (SPG+), purché il Bhutan soddisfi le condizioni necessarie. L'UE elogia il Paese himalayano per i suoi interventi intesi a garantire uno sviluppo sostenibile, a basse emissioni di carbonio e resiliente al cambiamento climatico, osservando che il Bhutan ha adottato importanti misure per tutelare i diritti dei minori e delle donne e promuovere la parità di genere. In particolare, il parlamento bhutanese ha depenalizzato l'omosessualità nel dicembre 2020.
Il programma indicativo pluriennale 2021-2027 è incentrato sul cambiamento climatico, sulla governance e sulla transizione digitale. Per il periodo 2021-2024 sono stati stanziati 31 milioni di euro. L'UE e il Bhutan hanno firmato un accordo quadro con la BEI per l'erogazione di finanziamenti agevolati a favore di progetti di sviluppo. Nel marzo 2023 la BEI ha sostenuto gli interventi per il clima e gli sforzi a favore dell'energia da fonti rinnovabili in Bhutan e, nell'aprile 2024, ha firmato un prestito quadro per un importo massimo di 150 milioni di EUR destinato a finanziare centrali solari e piccoli investimenti in energia idroelettrica in Bhutan.
L'UE e il Bhutan hanno tenuto la loro dodicesima consultazione annuale a Bruxelles nel settembre 2024. Tra i temi principali discussi figurano la recente uscita del Bhutan dallo status di Paese meno sviluppato (PMS), l'avvio del suo 13° piano quinquennale e l'attuazione della nuova importante iniziativa del Paese, il progetto Gelephu Mindfulity City. L'UE ha elogiato il Bhutan per aver ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e ha esortato il Paese a prendere in considerazione la firma di ulteriori convenzioni in materia di diritti umani e del lavoro. Per quanto riguarda gli scambi commerciali, il Bhutan manterrà l'accesso al mercato dell'UE in esenzione da dazi e contingenti nel quadro dell'iniziativa EBA fino al 2028, con i necessari preparativi per l'uscita dal regime. L'UE si è inoltre offerta di condividere le proprie competenze con il Bhutan in materia di indicazioni geografiche.
Il 40° anniversario del partenariato UE-Bhutan è stato celebrato nel gennaio 2025 a Bruxelles, con la partecipazione del Primo ministro bhutanese, Tshering Tobgay. Nel corso della visita la Commissione si è impegnata a stanziare un ulteriore pacchetto di aiuti di 17 milioni di EUR a favore del Bhutan, inteso a rafforzare il buongoverno e agevolare la transizione digitale del Paese, promovendo uno sviluppo inclusivo e sostenibile.
Il Bhutan, una monarchia impegnata a rafforzare la democrazia, ha creato un'identità nazionale distinta basata sulla conservazione della religione, della cultura e dell'ambiente. Il Paese utilizza l'indice di felicità nazionale lorda (FIL), basato sui valori buddistici, per valutare sia la crescita economica che il benessere dei suoi cittadini. Sancito nella Costituzione del Bhutan del 2008 e riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2011, il FIL copre settori quali la salute mentale, l'istruzione, l'assistenza sanitaria e la sostenibilità ambientale. Le politiche ambientali del Bhutan si concentrano sulla conservazione della sua biodiversità, minacciata dal cambiamento climatico, evitando nel contempo danni ecologici in linea con i principi del FIL. In occasione del vertice sul clima COP29 tenutosi a Baku nel novembre 2024, il Bhutan ha fondato la coalizione G-Zero congiuntamente al Madagascar, a Panama e al Suriname. L'iniziativa riunisce i Paesi che hanno raggiunto uno status negativo o neutro in termini di emissioni di carbonio, con l'obiettivo di dimostrare che è possibile ed essenziale trovare un equilibrio tra crescita economica e sostenibilità ambientale. Nel gennaio 2024 in Bhutan si sono svolte le elezioni politiche, vinte dall'ex Primo ministro Tshering Tobgay del Partito democratico popolare con un'ampia maggioranza parlamentare.
La delegazione del Parlamento per le relazioni con l'Asia meridionale (DSAS) si è recata in visita in Bhutan nel settembre 2022 per valutare lo sviluppo socioeconomico del Paese, che sarebbe uscito dalla categoria di PMS entro il dicembre 2023.
Nel febbraio 2025 il Primo ministro, Tshering Tobgay, si è recato in visita al Parlamento europeo e ha incontrato la vicepresidente Christel Schaldemose e la delegazione per le relazioni con l'Asia meridionale (DSAS). Tobgay ha presentato la Gelephu Mindfulness City (città della consapevolezza), un progetto nazionale di sviluppo urbano ecocompatibile che occupa oltre 2 500 chilometri quadrati vicino alla frontiera indiana, con l'obiettivo di attrarre investimenti e creare posti di lavoro, garantendo nel contempo la sostenibilità.
Maldive
Sebbene non esista ancora un accordo formale con le Maldive, l'UE offre aiuti alla cooperazione per le comunità rurali, il turismo e l'attenuazione del cambiamento climatico. Nel luglio 2018 il Consiglio "Affari esteri" dell'UE ha adottato un quadro per misure restrittive mirate nei confronti di persone ed entità responsabili di compromettere lo Stato di diritto od ostacolare una soluzione politica inclusiva nelle Maldive, nonché nei confronti di coloro che si sono resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Nell'aprile 2021 il Consiglio europeo ha deciso di avviare negoziati per un accordo di partenariato e di cooperazione UE-Maldive, un traguardo importante nelle relazioni bilaterali.
Nel giugno 2023 si è tenuta a Bruxelles la seconda riunione di alti funzionari UE-Maldive per celebrare il quarantesimo anniversario dell'instaurazione di relazioni diplomatiche tra le due parti. La quinta riunione degli alti funzionari, tenutasi nel giugno 2024 nelle Maldive, si è concentrata sull'impegno reciproco a favore della cooperazione in diversi ambiti, tra cui le riforme democratiche, la transizione verde, l'attenuazione del cambiamento climatico e l'adattamento al medesimo, nonché il buongoverno, i diritti umani e la sicurezza.
Dal 2011 le Maldive non figurano più nella categoria dei PMS e dal 2013 fanno parte dei Paesi a reddito medio-alto. L'economia si basa principalmente sul turismo e la pesca. In un Paese in cui il turismo rappresenta il 70 % del PIL, l'economia delle Maldive è stata duramente colpita dalla pandemia di COVID-19. Nell'agosto 2021, nel quadro del progetto "Sostegno dell'UE per una ripresa resiliente delle PMI (piccole e medie imprese) turistiche nelle Maldive", l'UE ha deciso di stanziare 2 milioni di EUR in aiuti gratuiti allo sviluppo dei settori della ricettività familiare e delle crociere nelle Maldive. Il programma indicativo pluriennale 2021-2027 è incentrato su due settori prioritari nelle Maldive: la promozione di una ripresa economica verde e il miglioramento del buongoverno, della legalità e della sicurezza. Per il periodo 2021-2024, l'UE ha stanziato 12 milioni di EUR in sovvenzioni a favore dei suoi partenariati con le Maldive.
Il cambiamento climatico pone gravi sfide alle Maldive, tra cui l'innalzamento del livello dei mari e l'erosione costiera, minacciandone l'avvenire. In risposta, il parlamento del Paese prevede di attuare la sua prima legge sul clima per ridurre l'inquinamento e tutelare l'ambiente. Il livello del mare a Malé è cresciuto di quasi 4 mm all'anno negli ultimi 20 anni e si prevede una crescita di 40-50 cm entro il 2100. Ciò potrebbe provocare l'erosione delle spiagge, inondazioni e problemi di salinità, colpendo l'80 % della popolazione costiera e rappresentando una minaccia esistenziale per la nazione.
Il Paese risente degli alti tassi di disoccupazione giovanile, delle violenze delle bande criminali e delle tossicodipendenze. Nel settembre 2023 Mohamed Muizzu ha vinto le elezioni presidenziali nelle Maldive dopo un secondo turno contro il presidente in carica, Ibrahim Mohamed Solih. Il presidente Muizza è generalmente considerato più ricettivo agli interessi della Cina nel Paese rispetto a quelli dell'India. Le elezioni parlamentari delle Maldive si sono svolte nell'aprile 2024 e il partito del Congresso nazionale popolare filocinese del presidente Mohamed Muizzu ha ottenuto 70 dei 93 seggi. Il Partito democratico maldiviano, filoindiano, ne ha ottenuti invece 15.
Jorge Soutullo / Cristina Stanculescu / Filipe ALCOBIA de MORAES